Di recente ho condotto un corso di legatoria e antotipia botanica, riscontrando grande curiosità per quest’ultima. Ho quindi deciso di raccontare brevemente di cosa si tratta in questo articolo.
L’antotipia è un metodo di stampa fotografica nato nell’Ottocento come alternativa naturale ai procedimenti chimici dell’epoca. Si basa sull’utilizzo di pigmenti di origine vegetale che reagiscono alla luce solare, imprimendo un’immagine su carta.
Durante il corso ho spiegato il metodo con curcuma e alcol, una combinazione semplice ma efficace e alla portata di tutti, che permette di ottenere immagini dai toni caldi, dal giallo al rosso, di piante e fiori.
Il processo richiede tempo, pazienza e alcune precauzioni pratiche: serve un luogo ben ventilato, guanti per proteggere le mani e una superficie di lavoro coperta, poiché la curcuma macchia facilmente e in modo persistente.
Un aspetto fondamentale dell’antotipia è la lentezza del procedimento. La soluzione di curcuma e alcol viene stesa sulla carta ed esposta al sole insieme agli elementi naturali scelti come soggetti. L’esposizione può durare molto a lungo, variando in base alla quantità e all’intensità della luce solare: possono infatti servire anche diversi giorni.
Il risultato finale dipende da numerosi fattori, come il tipo di carta, la quantità di pigmento utilizzato e il tempo di esposizione: la stampa ottenuta sarà unica e sempre diversa.
In un certo senso, potremmo definirla una forma di fotografia “viva”, perché utilizza materiali provenienti direttamente dalla natura e destinati a mutare nel tempo: le immagini, infatti, tendono purtroppo a svanire se esposte alla luce per periodi prolungati, ma questo fa parte del suo fascino.
